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20:10

Arbitro Unico Finanziario: tante contestazioni alle Poste

abf

Poste Italiane si è posizionata al primo posto nella classifica degli intermediari per numero di ricorsi ricevuti, con un totale di 2.445 unità (il 21,8% del totale).

Tra le reti, Fineco ne ha ricevuti 64.

 

Intermediario
Ricorsi
POSTE ITALIANE SPA
2.445
BARCLAYS BANK PLC
871
UNICREDIT, SOCIETÀ PER AZIONI
801
PRESTITALIA SPA
721
BANCA NAZIONALE DEL LAVORO SPA
353
INTESA SANPAOLO SPA
327
FIDITALIA SPA
260
BANCA MONTE DEI PASCHI DI SIENA SPA
259
BANCA POPOLARE DELL'EMILIA ROMAGNA SOC. COOP.
200
APULIA PRONTOPRESTITO SPA
199

Tra le prime dieci ben tre sono società specializzata nel settore dei finanziamenti.  Questi sono alcuni dei dati sull’attività condotta nel 2014 dall’Arbitro bancario finanziario, il sistema di risoluzione delle controversie tra i clienti da una parte e le banche e gli altri intermediari dall’altra in materia di operazioni e servizi bancari e finanziari, istituito nel 2009 in seno alla Banca d’Italia.

Nel 2014, quinto anno di attività per l’Abf, i ricorsi hanno superato le 11mila unità raggiungendo quota 11.237, il 43% in più rispetto all’anno precedente. Arrivati a decisione oltre 8.500 ricorsi, circa 2.200 in più in confronto al 2013.
Nel 67% dei casi l’esito – ha fatto sapere la Banca d’Italia, che martedì 30 giugno ha pubblicato la relazione annuale sull’attività dell’Abf nel 2014 – è stato favorevole ai clienti, con accoglimento totale o parziale delle richieste o con cessazione della materia del contendere per soddisfazione del ricorrente nel corso della procedura. Le contestazioni hanno riguardato principalmente tematiche legate alla cessione del quinto (37%).

image

Tra le reti di promotori finanziari, spiccano Fineco con 64 ricorsi ricevuti seguita da Banca Mediolanum con 18 e Banca Generali con 14.  Tra i “virtuosi”, invece Banca Widiba e Finanza e Futuro con una sola contestazione ricevuta.

19:03

Effetto Grecia e QE: prezzi dei BTP giù quasi del 25%!

Le contrattazioni dei titoli di stato greci sono state sospese a partire dal 26/06/2015 a tempo indeterminato sul  MOT e anche su altre piazze finanziarie europee in attesa di nuove disposizioni. Le contrattazioni continuano solo sul mercato non regolamentato OTC dove i bond greci comunque scambiano sotto il 60% del loro valore nominale.

 

Isin Descrizione
Scadenza
Mercato
Prezzo
Ufficiale
Denaro
Lettera
GR0110029312 GRECIA 17/07/2017 3,375%
17/07/2017
MOT
73,71
0,0
57,0
GR0114028534 GRECIA 17/04/2019 4,75%
17/04/2019
MOT
71,47
69,5
47,0
GR0110029312 GRECIA 17/07/2017 3,375%
17/07/2017
EUROTLX
73,71
0,0
68,6
GR0114028534 GRECIA 17/04/2019 4,75%
17/04/2019
EUROTLX
71,47
0,0
65,0
GR0128013704 GRECIA 24/02/2026 STEP UP
24/02/2026
MOT
55,6
40,0
38,7
GR0128011682 GRECIA 24/02/2024 STEP UP
24/02/2024
MOT
58,44
45,0
44,0
GR0133006198 GRECIA 24/02/2028 STEP UP
24/02/2028
MOT
54,7
38,3
38,0
GR0128014710 GRECIA 24/02/2027 STEP UP
24/02/2027
MOT
55,53
50,1
40,0
GR0133007204 GRECIA 24/02/2029 STEP UP
24/02/2029
MOT
54,19
43,0
39,0
GR0128011682 GRECIA 24/02/2024 STEP UP
24/02/2024
EUROTLX
58,44
0,0
49,7
GR0133008210 GRECIA 24/02/2030 STEP UP
24/02/2030
MOT
54,35
52,9
38,0
GR0128010676 GRECIA 24/02/2023 STEP UP
24/02/2023
EUROTLX
59,19
0,0
53,0
GR0133010232 GRECIA 24/02/2032 STEP UP
24/02/2032
MOT
53,54
0,0
37,0
GR0128012698 GRECIA 24/02/2025 STEP UP
24/02/2025
EUROTLX
58
0,0
49,4
GR0133009226 GRECIA 24/02/2031 STEP UP
24/02/2031
MOT
53,36
0,0
39,0
GR0128014710 GRECIA 24/02/2027 STEP UP
24/02/2027
EUROTLX
55,53
0,0
45,7
GR0133007204 GRECIA 24/02/2029 STEP UP
24/02/2029
EUROTLX
54,19
0,0
44,0
GR0138008744 GRECIA 24/02/2036 STEP UP
24/02/2036
MOT
0
38,1
37,0
GR0138005716 GRECIA 24/02/2033 STEP UP
24/02/2033
MOT
44,25
37,4
40,0
GR0138009759 GRECIA 24/02/2037 STEP UP
24/02/2037
MOT
52,24
39,0
37,8
GR0138006722 GRECIA 24/02/2034 STEP UP
24/02/2034
MOT
43,64
0,0
42,6
GR0138012787 GRECIA 24/02/2040 STEP UP
24/02/2040
MOT
43,46
49,0
40,0
GR0128013704 GRECIA 24/02/2026 STEP UP
24/02/2026
EUROTLX
55,6
0,0
55,6
GR0138010765 GRECIA 24/02/2038 STEP UP
24/02/2038
EUROTLX
51,79
0,0
42,0
GR0138014809 GRECIA 24/02/2042 STEP UP
24/04/2042
MOT
0
45,3
40,0
GR0133006198 GRECIA 24/02/2028 STEP UP
24/02/2028
EUROTLX
54,7
0,0
53,0
GR0138011771 GRECIA 24/02/2039 STEP UP
24/02/2039
EUROTLX
51,7
0,0
42,0
GR0133009226 GRECIA 24/02/2031 STEP UP
24/02/2031
EUROTLX
53,36
0,0
49,5
GR0133008210 GRECIA 24/02/2030 STEP UP
24/02/2030
EUROTLX
54,35
0,0
51,0
GR0138008744 GRECIA 24/02/2036 STEP UP
24/02/2036
EUROTLX
0
0,0
45,0
GR0138009759 GRECIA 24/02/2037 STEP UP
24/02/2037
EUROTLX
52,24
0,0
44,4
GR0133010232 GRECIA 24/02/2032 STEP UP
24/02/2032
EUROTLX
53,54
0,0
50,0
GR0138005716 GRECIA 24/02/2033 STEP UP
24/02/2033
EUROTLX
44,25
0,0
49,0
GR0138013793 GRECIA 24/02/2041 STEP UP
24/02/2041
MOT
52,61
49,6
44,0
GR0138014809 GRECIA 24/02/2042 STEP UP
24/04/2042
EUROTLX
0
0,0
44,0
GR0138006722 GRECIA 24/02/2034 STEP UP
24/02/2034
EUROTLX
43,64
43,3
49,5
GR0138007738 GRECIA 24/02/2035 STEP UP
24/02/2035
EUROTLX
52,75
0,0
52,0
GR0138012787 GRECIA 24/02/2040 STEP UP
24/02/2040
EUROTLX
43,46
0,0
51,0
GR0138013793 GRECIA 24/02/2041 STEP UP
24/02/2041
EUROTLX
52,61
0,0
51,0

Se Atene piange, Roma non ride. Infatti gli investitori non si fidano della Grecia, ma poco anche dell’Italia. Il tasso sul Btp decennale si è riportato sopra quota 2%, livello che non si vedeva da inizio maggio, mentre il rendimento del trentennale si è spinto sopra il 3%. Chiaramente se aumentano i rendimenti, i prezzi dei bond scendono, e quindi valgono meno.  Allora chi ha comprato Titoli di Stato italiani a tasso fisso nei mesi passati, quando i rendimenti erano al minimo ed i prezzi al massimo pensando che tanto "la BCE col QE compra titoli tenendo bassi i rendimenti e alti i prezzi", oggi si ritrova con perdite in conto capitale che possono arrivare anche al 24%.

 

Isin Descrizione Ultimo Prezzo 1 week 1 month 3 months
IT0004545890 BTPI-15ST41 2,55% 113,32 -4,31 -7,42 -23,57
IT0003745541 BTPI-15ST35 2,35% 113,24 -3,03 -6,52 -20,95
IT0005083057 BTP TF 3,25% ST46 EUR 100,16 -2,21 -7,56 -20,88
IT0004923998 BTP TF 4,75% ST44 EUR 126,11 -2,25 -8,32 -20,83
IT0004532559 BTP-1ST40 5% 128,79 -2,05 -7,1 -18,86
IT0004286966 BTP-1AG39 5% 129,22 -2,03 -6,73 -17,72
IT0003934657 BTP-1FB37 4% 112,73 -1,93 -6,53 -17,04
IT0003535157 BTP-1AG34 5% 128,3 -1,72 -5,98 -14,93
IT0003256820 BTP-1FB33 5,75% 138,38 -1,51 -5,79 -13,77
IT0001444378 BTP-1MG31 6% 139,5 -1,71 -5,55 -13,21
IT0005094088 BTP TF 1,65% MZ32 EUR 86,9 -2,27 -5,05 -12,93
IT0005024234 BTP TF 3,50% MZ30 EUR 109,28 -1,74 -4,81 -12,63
IT0001278511 BTP-1NV29 5,25% 128,84 -1,4 -5,16 -12,5
IT0004735152 BTPI-15ST26 3,1% 118,4 -1,94 -3,99 -11,68
IT0004889033 BTP TF 4,75% ST28 EUR 122,6 -1,3 -4,67 -11,48
IT0001174611 BTP-1NV27 6,5% 139,75 -1,42 -4,84 -11,48
IT0001086567 BTP-1NV26 7,25% 145,9 -1,33 -4,35 -10,2
IT0004644735 BTP-1MZ26 4,5% 119,15 -1,27 -3,95 -9,72
IT0005004426 BTPI TF 2,35% ST24 EUR 110,82 -1,14 -3,24 -9,31
IT0004513641 BTP-1MZ25 5% 122,84 -1,2 -3,72 -8,93
IT0004243512 BTPI-15ST23 2,6% 112,84 -1,48 -2,83 -8,59
IT0005090318 BTP TF 1,50% GN25 EUR 93,28 -1,27 -3,72 -8,58
IT0005045270 BTP TF 2,50% DC24 EUR 102,2 -1,15 -3,17 -8,27
IT0005001547 BTP TF 3,75% ST24 EUR 112,3 -1,07 -3,36 -8,19
IT0004953417 BTP TF 4,50% MZ24 EUR 118,24 -0,94 -3,21 -7,66
IT0000366655 BTP-1NV23 9% 151,9 -0,73 -3,25 -7,55
IT0004356843 BTP-1AG23 4,75% 120,16 -0,6 -2,75 -6,85
IT0004898034 BTP TF 4,50% MG23 EUR 118,38 -0,79 -2,49 -6,32
IT0004604671 BTPI-15ST21 2,1% 108,38 -1,55 -1,92 -6,29

19:04

Aggiornamento sulla Grecia: proposta di Juncker. Tsipras sta pensando

(Teleborsa) La Commissione europea si gioca il "jolly" e tenta di sanare la crisi apertasi venerdì notte, quando il Premier greco ha interrotto le trattative con i creditori, annunciando un referendum sulla proposta europea per il 5 luglio.
Stando a ricorrenti voci della stampa internazionale ed ellenica, ieri sera, il Presidente della Commissione europea Jean Claude Juncker, protagonista ieri dell'ultimo accorato appello al popolo greco, avrebbe chiamato al telefono il Premier greco Alexis Tsipras per fare un'ultima proposta, che conterrebbe una promessa di sostegno alla Grecia per la crescita (si parla di circa 35 miliardi a carico del bilancio europeo).
Se a Bruxelles tutto è confuso, la situazione è ancor più nebulosa ad Atene. In un primo momento, un portavoce del governo greco aveva confermato che Tsipras domenica voterà NO al referendum e che avrebbe snobbato l'ultima proposta di Juncker, arrivata proprio nel giorno in cui scade il prestito di 1,6 miliardi con l'FMI. Poi, un'altra fonte ha dichiarato che ora il Premier ellenico sta "riconsiderando" la proposta e la sta valutando, scegliendo di non "vedere", ma piutttosto "rilanciare".
Il governo greco si è fatto avanti infatti con una proposta di finanziamento a due anni da parte dell'ESM, mentre fonti vicine all'esecutivo ellenico hanno confermato che Tsipras resterà al tavolo delle trattative e cercherà l'accordo sino all'ultimo.
Nel frattempo, il Presidente dell'Eurogruppo Jeroen Dijsselbloem ha confermato la notizia con un tweet ed ha annunciato un Eurogruppo straordinario per queste sera alle 19 in teleconferenza.
Vero o no, la questione è che i colloqui fra l'UE e la Grecia si sono fatti sempre più "vischiosi" e non è detto che portino necessariamente la Grecia fuori dall'euro. Anzi, il Ministro delle finanze greco Yanis Varoufakis, in una intervista al Telegraph, ha parlato della possibilità di ricorrere alla Corte di Giustizia europea nel caso di espulsione della Grecia dall'area della moneta unica. Anche la cancelliera tedesca Angela Merkel, ha lasciato intendere più volte che la Grexit  è uno scenario da evitare a tutti i costi., pur ribadendo che "prima del referendum, da parte tedesca non possiamo discutere una nuova domanda di aiuti".

12:41

Borse a picco, Spread in aumento: sui mercati è panic selling

(Teleborsa) Nessun segnale di miglioramento per le Borse europee, che in meno di un'ora di contrattazione hanno mandato in fumo 340 miliardi di euro di capitalizzazione.
I timori, sempre più tangibili, per un imminente default della Grecia, costretta ad introdurre il controllo sui capitali e indire un referendum sull'accettazione delle condizioni poste dai creditori internazionali, stanno mandando in tilt la finanza europea e non solo (anche le Borse asiatiche stamane sono state travolte dalle vendite ignorando completamente le nuove mosse espansive della Banca Centrale cinese).
In questo momento Francoforte cede il 3,7%, Londra l'1,80%, mentre Parigi il 3,56%.
Non va meglio a Piazza Affari dove il FTSE Mib cede il 3,90%, il FTSE Italia All-Share oltre il 4,00% con raffiche di sospensioni per eccesso di ribasso soprattutto tra le banche, evidentemente ritenute più esposte ad un eventuale default greco. Tra i peggiori ribassi, Banca Generali (-21%), seguita da Finecobank (-15,41%).

Descrizione Ultimo Ora Var %
BANCA GENERALI 31,94 13:12:13 -21,00
FINECOBANK 6,66 13:12:37 -15,41
UBI BANCA 7,345 13:13:06 -12,09
UNICREDIT 6,105 13:13:04 -11,76
BCA POP MILANO 0,947 13:12:59 -10,45
BCA PROFILO 0,2819 13:10:19 -8,84
BCA CARIGE 1,676 13:13:07 -8,83
BCA POP SONDRIO 4,29 13:07:30 -8,38
BCA FINNAT 0,4859 13:06:03 -8,06
MEDIOLANUM 7,42 13:11:41 -7,90
BCA MPS 1,833 13:13:05 -7,05
BCA POP EMIL ROMAGNA 8,065 13:11:42 -4,67
INTESA SANPAOLO 3,316 13:13:04 -4,66

Giù anche il cambio tra l'Euro / Dollaro USA, che in queste ore ha toccato gli 1,1101 USD, mentre la fuga dai titoli di Stato delle cosiddette "periferie" sta provocando una fiammata dei rendimento dei titoli di Stato.
In questo momento lo Spread si attesta a 151 punti base, con un aumento di 27 punti base.

20:35

Crediti in sofferenza al loro massimo storico in Italia

Secondo la Banca d’Italia, l’importo dei crediti in sofferenza del sistema bancario è salito nei primi tre mesi del 2015 alla cifra record di 189,5 miliardi di euro, con un aumento del 15% rispetto a marzo dello scorso anno.

I crediti in sofferenza sono quelli di difficilissimo recupero: si tratta di quei finanziamenti erogati a famiglie o imprese che non riescono più a pagare le rate. Quando un credito diventa deteriorato (ed entra in una di quelle fattispecie), la banca deve effettuare una rettifica di valore in bilancio. A seconda di quante siano le probabilità di recupero di quel credito, a seconda delle garanzie esistenti e a seconda del tempo passato dal pagamento dell'ultima rata, la banca deve effettuare maggiori o minori rettifiche. Così nasce il cosiddetto tasso di copertura (o di provisioning): si tratta del rapporto tra le rettifiche di valore e il valore lordo del credito deteriorato. Una banca che ha 100 milioni di crediti deteriorati e li svaluta a 40, ha un tasso di copertura del 60%. Ovvio che un tasso di copertura elevato indica un atteggiamento prudente della banca: perché riduce la propria esposizione, incassando subito le perdite, su quel credito. Ridurre il tasso di copertura significa invece aumentare i rischi potenziali.

Una ricerca condotta recentemente da Nadege Jassaud e Kenneth Kang del Fondo Monetario Internazionale ha stabilito che il tasso medio di provisioning delle principali banche italiane è del 42%, sei punti percentuali in meno rispetto al 2007.

Secondo Kang e Jassaud l’insufficienza della copertura finirà col deteriorare ulteriormente il sistema, in quanto, essendo costrette a mantenere i prestiti in sofferenza sui libri per periodi prolungati, le banche non potranno erogare nuovi finanziamenti. E poiché le sofferenze elevate aumentano anche i costi di finanziamento, in circostanze estreme, potrebbero anche spingere una banca al default.

L’indice Texas (Texas Ratio)

L’indice Texas (TR) viene comunemente usato per misurare la solvibilità di una banca rispetto ai suoi crediti deteriorati ed ai fondi disponibili. Equivale al rapporto tra il valore dei crediti inesigibili ed i fondi totali e Tier 1. Quando il rapporto supera il 100%, la banca non è più in grado di assorbire la portata di eventuali perdite.

Le prime dieci banche commerciali italiane hanno un quoziente Texas medio del 105%. Il dato più alto è il 164% del Monte dei Paschi e il più basso è il 67% di Banca Popolare di Milano.

Come si può vedere in tabella uno, cinque istituti di credito, Monte dei Paschi, Banca Popolare dell'Emilia Romagna, Banco Popolare, Banca Nazionale del Lavoro e UniCredit, hanno tutti quozienti superiori a 100%.

Le altre banche hanno quozienti molto più vicini al 100%.

Nel corso del 2013, Monte dei Paschi e Banco Popolare hanno avuto TR addirittura superiori al 180%. Poi, Monte dei Paschi, grazie agli aumenti di capitale (8,5 miliardi di euro negli ultimi 12 mesi) e la vendita dei crediti deteriorati (850 milioni di euro sono stati venduti a Fortress, una società statunitense di private equity), è riuscita a ridurre di circa 20 punti il suo TR. Anche Banco Popolare ha migliorato il suo margine di sicurezza, aumentando gli accantonamenti di 1,75 miliardi di euro.

Al contrario, UniCredit e BNL hanno visto crescere il loro quozienti TR, che nel 2014 sono aumentati rispettivamente di 20 e 17 punti percentuali, spingendoli oltre la soglia del 100%.

Ma in definitiva, il quadro che emerge dalla lettura dei bilanci è tutt’altro che tranquillizzante. Tutte le prime dieci banche commerciali italiane hanno subito crescite esponenziali negli ultimi 6 anni del proprio volume di crediti “tossici”. Questo, nonostante i prestiti totali si siano ridotti considerevolmente.

Libera traduzione da: Provisioning in Italian banks: not quick enough di Matthew Karwacki | 09 June, 2015

14:02

Il Club del 2%

Il quantitative easing consiste nell’acquisto sul mercato da parte della banca centrale di titoli di cui sono pieni i bilanci delle banche commerciali. Per pagarli, questa crea moneta che immette nel sistema. La prima conseguenza è che il prezzo dei titoli sale (perché c’è più domanda) e il loro rendimento, cioè il tasso di interesse che ogni Stato paga per finanziare il proprio debito, scende.

Dopo la FED e la BOJ (Banca del Giappone), anche la BCE ha annunciato di voler perseguire l’obiettivo inflazionistico del 2%. E, come i suoi colleghi d’oltreoceano, anche Draghi intende raggiungerlo mediante immissione di liquidità nel sistema. L’intervento programmato prevede l’acquisto di 60 miliardi di euro al mese di titoli di stato fino a settembre 2016, o oltre qualora l'inflazione non si avvicinasse all'obiettivo programmato del 2%.

Prima di lui, a partire dal 2008 la Fed, aveva stampato più di 4.000 miliardi di dollari e da metà del 2013, anche il governatore della banca centrale giapponese Haruhiko Kuroda, aveva annunciato un'immissione di liquidità nel sistema pari a 132 mila miliardi di yen (1.400 miliardi di dollari).

Ma perché proprio il 2%, e non l’1 o il 3, per esempio? Ebbene, la risposta viene fornita dallo stesso Kuroda in un suo recente intervento pubblico del 25 dicembre 2014: molte economie avanzate considerano un’inflazione del 2% una situazione di stabilità dei prezzi.

Che significa? Che in pratica avere un’inflazione al 2% equivale, nella percezione dei soggetti economici, a non avere inflazione, ossia che i prezzi mutano assai poco, senza che ciò impedisca, ai fini della contabilità nazionale e dei debiti di godere dei benefici dell’inflazione. In parole povere, l’inflazione al 2% c’è, ma non si vede.

E se i cittadini si convincono che l’inflazione salirà, secondo il banchiere giapponese, saranno più disposti a spendere, quindi le imprese investiranno di più, tutti si indebiteranno più allegramente perché il valore reale del debito andrà a diminuire nel corso del tempo. “In un’economia che raggiunga il target inflazionistico del 2%, il comportamento razionale delle imprese e dei consumatori non sarà di accumulare contanti e depositi, ma di investire e consumare”.

Per non parlare del cambio. Essendocene molta di più in circolazione, la moneta oggetto di quantitative easing, si dovrebbe deprezzare e questo favorirà le esportazioni con effetti positivi sulla bilancia commerciale e quindi sull’economia in generale di quel paese.

Allora l’euro sarà destinato a perdere valore sulle altre valute, ed in particolare sul dollaro e sullo yen? Chi propende per questa ipotesi, riporta l’esempio dello yen, che, a partire dall’aprile del 2013 (annuncio del programma di immissione di liquidità da parte del governatore giapponese) ha perso oltre il 50% del suo valore rispetto al dollaro e quasi il 40% sull'euro.

Va detto, innanzitutto, che i mercati valutari si sono già preparati a questa eventualità e già l’hanno in qualche misura scontata, visto che negli ultimi 10 mesi (maggio 2014), quando cioè si cominciava a ventilare l'ipotesi di un intervento non convenzionale della BCE, la divisa europea ha perso nei confronti di quella statunitense più del 22% del suo valore, l’8% circa nei confronti dello Yen, circa il 14% nei confronti della Sterlina e, fatta eccezione per il Real Brasiliano ed il Rublo Russo (indebolito però dal calo dei prezzi del petrolio e dal fatto che, per effetto delle sanzioni e dell'instabilità geopolitica, in Russia si è interrotto l'afflusso di capitale straniero), nei confronti di quasi tutte le divise mondiali.


Euro contro principali valute (Fixing del 10/03/2015)

Divisa Fixing Ultima settimana Inizio 2015 1 anno
Yuan cinese 6,8651 -3,44 -9,72 -20,06
Yen 131,48 -2,35 -9,58 -8,19
Rupia Indiana 68,4064 -2,11 -11,27 -19,76
Rublo russo 65,217 -5,63 -8,68 +30,81
Rand sudafricano 12,9134 -0,12 -6,46 -11,16
Mexican peso 16,6451 +0,16 -5,93 -8,12
Lira sterlina 0,722 -1,48 -7,74 -13,26
Franco svizzero 1,07 -0,31 -11,09 -12,30
Dollaro USA 1,0963 -3,27 -10,55 -21,84
Dollaro di Hong Kong 8,5055 -3,21 -10,52 -21,85
Dollaro canadese 1,3666 -2,50 -2,77 -10,40
Dollaro australiano 1,399 -2,70 -5,3 -7,71
Brasilian Real 3,2949 +4,63 4,39 +3,81

Su un punto siamo tutti d’accordo: l’immissione di liquidità attraverso la stampa di nuova moneta produce inevitabilmente la svalutazione della valuta. Ma il punto non è questo. La domanda da farsi è: quanto ancora può svalutare?  Siamo sicuri che i 500 miliardi di euro del programma di quantitative easing di Draghi (pochi rispetto alle cifre da capogiro della Fed e della BoJ) siano sufficienti ad arrestare il calo dell’inflazione e portare la divisa europea alla parità contro il dollaro?

Personalmente non ho le risposte, nè – credo - esista qualcuno in grado di darle. Mi limito però ad osservare che, in linea di principio, se l’inflazione annuale del 2% viene raggiunta da un paese, ma non dagli altri, la valuta di quel paese si deprezzerà in termini nominali. Ma se tutti i paesi raggiungono l’inflazione del 2%, la parità dei poteri d’acquisto, che misura la differenza di costi fra un paese e un altro, rimane costante, e a quel punto, anche i cambi saranno destinati a rimanere stabili.

14:18

Buoni Postali: le Poste non pagano gli interessi promessi

Negli ultimi mesi, sono sempre più numerosi gli italiani, titolari di buoni postali fruttiferi emessi tra il 1981 ed il 1986 (serie “O” e”P” dei buoni ordinari e “AF”, “AA” e “AB” a termine), che hanno segnalato delle gravi irregolarità: recatisi presso gli uffici postali per riscuotere le somme spettanti al termine dei trent’anni, si sono visti negare il pagamento dell’importo che sarebbe stato loro dovuto secondo le condizioni riportate sui titoli. Questo, a detta delle Poste, per effetto “della variazione dei rendimenti come previsto dal decreto del ministero del Tesoro del 13/6/1986, e resa nota mediante pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale n. 148 del 28/06/1986”
Tale norma stabilisce in particolare che “le variazioni del saggio d’interesse dei buoni postali fruttiferi sono disposte con decreto del Ministro per il tesoro, di concerto con il Ministro per le poste e le telecomunicazioni, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale; esse hanno effetto per i buoni di nuova serie, emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o più delle precedenti serie. Ai soli fini del calcolo degli interessi, i buoni delle precedenti serie, alle quali sia stata estesa la variazione del saggio, si considerano come rimborsati e convertiti in titoli della nuova serie e il relativo computo degli interessi è effettuato sul montante maturato, in base alle norme di cui al primo comma del precedente art. 172, alla data di entrata in vigore del decreto previsto dal presente articolo. Per i buoni che siano stati emessi da meno di un anno, il nuovo saggio decorre dalla data di compimento dell’anno ed il calcolo, degli interessi è eseguito sul montante maturato alla scadenza di questo periodo. Gli interessi vengono corrisposti sulla base della tabella riportata a tergo dei buoni; tale tabella, per i titoli i cui tassi siano stati modificati dopo la loro emissione, è integrata con quella che è a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali”.
I buoni della serie “O”, ad esempio, all’emissione riportavano uno sviluppo di tassi variabile in funzione del periodo di detenzione, come da tabella seguente (si vedano qui tutte le condizioni):
buoni-fruttiferi-postali-serie_o
Secondo le condizioni previste all’emissione, un buono di questa serie (peraltro esente da imposta) avrebbe dovuto corrispondere all’avente diritto 17.900,04 euro per ogni 516,47 (1.000.000 di lire) di nominale alla scadenza dei trent’anni. Effettuando il calcolo sul sito delle poste si trova – però - un valore enormemente inferiore: appena 9.240,67 euro. Ed è questo il valore rimborsato effettivamente ai risparmiatori.
Secondo le diverse sentenze della Cassazione n. 27809/2005 e n. 13979/2007 tutto ciò è illegittimo. Quest’ultima, in particolare, recita “nella disciplina dei buoni postali fruttiferi dettata dal testo unico approvato con il d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, il vincolo contrattuale tra emittente e sottoscrittore dei titoli si forma sulla base dei dati risultanti dal testo dei buoni di volta in volta sottoscritti; ne deriva che il contrasto tra le condizioni, in riferimento al saggio degli interessi, apposte sul titolo e quelle stabilite dal DM che ne disponeva l'emissione deve essere risolto dando la prevalenza alle prime, essendo contrario alla funzione stessa dei buoni postali - destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di sottoscrittori - che le condizioni alle quali l'amministrazione postale si obbliga possano essere, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all'atto della sottoscrizione del buono
All’epoca non era previsto, infatti, alcun obbligo informativo in capo all’intermediario; quindi ai clienti non veniva data alcuna indicazione ulteriore scritta e/o orale. Pertanto i buoni venivano acquistati dai risparmiatori solo sulla base di quanto riportato sul retro del titolo.
Concorde sul punto è anche l’Arbitro Bancario Finanziario (ABF), il quale, nelle proprie numerose pronunce è costante nel ritenere che la liquidazione degli interessi debba avvenire in base a quanto previsto nel retro del titolo (Decisione n. 315 del 17-02-2011 - Collegio di Milano; Decisione n. 346 del 21-02-2011 - Collegio di Napoli; Decisione n. 719 del 11-04-2011 - Collegio di Milano; Decisione n. 1868 del 05-06-2012 - Collegio di Napoli; Decisione n. 2210 del 27-06-2012 - Collegio di Roma; Decisione n. 2615 del 27-07-2012 - Collegio di Napoli).
Se quindi andate allo sportello a incassare i vostri buoni postali e vi danno meno di quanto vi era stato promesso, rifiutate di firmare la liberatoria che vi metteranno davanti. Verificate, con l’ausilio di un esperto, la corrispondenza tra i tassi indicati nella tabella riportata a tergo dei buoni con quelli applicati dall’ufficio postale in sede di liquidazione. Se fossero, come è quasi certo, inferiori, inviate un formale reclamo alla Posta in cui specificate di considerare il pagamento come soltanto parziale, riservandovi di agire in giudizio per ottenere la differenza.
La Posta ha trenta giorni di tempo per rispondere. Qualora essa non dovesse accogliere le vostre doglianze è obbligatorio, prima della causa, instaurare la conciliazione avanti ad un organismo abilitato. Se l’accordo non fosse raggiunto, potrete rivolgervi all’ABF, oppure direttamente al Giudice competente dando così inizio al giudizio ordinario.

13:06

Gli stress test che spaventano le Borse

Il prossimo 26 ottobre l’Eba (European Bank Authority), riferirà i risultati sugli stress test condotti su 124 banche dell’Eurozona.

Ma cosa sono gli stress test? In estrema sintesi si tratta di una simulazione per verificate se gli istituti di credito sono o meno in grado di reggere scenari particolarmente negativi. Nei criteri individuati dall’Eba, ci sono il tracollo del settore immobiliare e l’aumento dei costi finanziari, che si riflettono sui bilanci delle banche.

La valutazione complessiva (Comprehensive Assessment) ell’organo di vigilanza europeo viene realizzata su due fronti. Da un lato viene effettuata, con la partecipazione delle autorità nazionali competenti e l'ausilio di consulenti indipendenti, una revisione approfondita della qualità degli attivi delle banche (Asset Quality Review, in breve Aqr). Dall'altro viene effettuato uno stress test che valuta la tenuta dei bilanci agli shock economico-finanziari in uno scenario di piena recessione nel 2015 con la crescita che riprenderebbe debolmente solo nel 2016 e con un tasso di inflazione che si muove tra lo 0 e l’1%.

Il risultato delle simulazioni viene espresso con un indicatore o 'ratio' patrimoniale, il Common Equity Tier 1 ratio (Cet1 ratio), espresso in pratica dal capitale ordinario versato, inclusi utili portati a nuovo e riserve, rispetto alle attività ponderate per il rischio. L'esame tiene conto dei rischi rappresentati da credito, mercato, Paese, cartolarizzazione, tassi di interesse.

La Bce chiede che nell'Aqr il Cet1 risulti superiore o uguale all'8%. Per gli stress test deve essere superiore o uguale all'8% nello scenario di base e al 5,5% in quello estremo. Risultati inferiori determinano un ammanco o un'esigenza di capitale (capital shortfall). Il risultato sarà espresso sia in punti base mancanti rispetto alla percentuale minima richiesta e sia in milioni di euro. Entro 15 giorni dall’esito le banche “bocciate” dovranno presentare dettagliati piani di rafforzamento patrimoniale.

Le banche italiane sottoposte allo stress test sono quindici: Carige, Monte dei Paschi di Siena, Piccolo Credito Valtellinese, Banca Popolare di Milano, Intesa San Paolo, Mediobanca, Unicredit, Banca popolare dell’Emilia Romagna, Banca Popolare di Sondrio, Banca popolare di Vicenza, Banco Popolare, Credito Emiliano, Iccrea Holding, Unione Banche Italiane, Veneto Banca.

Pur se l’Eba ha tenuto a ribadire che qualsiasi conclusione sugli stress test prima del 26 ottobre è da considerarsi assolutamente speculativa, perchè nessun risultato è ancora noto, da qualche settimana molte fonti finanziarie hanno iniziato a pubblicare notizie su quali istituti di credito europei potranno essere bocciati. Secondo l’agenzia di stampa spagnole Efe, in particolare, saranno almeno 11. Di queste tre italiane, tre greche e due austriache. Oltre a una banca cipriota e forse una belga e una portoghese.

Le tre italiane sarebbero Banco Popolare, Banca Mps e Banca Pop Milano.

I nomi indicati dall’agenzia di stampa spagnola sono più o meno in linea con i risultati di un sondaggio condotto da Goldman Sachs a inizio settembre. Dallo stesso sondaggio risultavano bocciate anche Commerzbank, Raiffeisen Zentralbank e Banco Popular.

Secondo un report di Jp Morgan pubblicato lo scorso 20 ottobre, invece, Mps passerà il test con uno shortfall, nel peggior scenario, di 200 milioni (ben inferiore al miliardo come si temeva nei giorni scorsi), mentre Banca Carige è candidata a una bocciatura con un deficit di capitale atteso intorno ai 400 milioni.

Anche secondo Bloomberg, Monte dei Paschi di Siena e Banca Carige negli stress test della Bce avrebbero evidenziato una carenza di patrimonio e potrebbero aver bisogno di aumentare il capitale.